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IL PRIMO CUOCO ITALIANO CHE HA PRESENTATO UN PROGETTO DI RISTORAZIONE E NUTRACEUTICA AL 3° CONGRESSO NAZIONALE SINUT A MILANO NEL 2012

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I TEGAMI HANNO UN ANIMA?

Pubblicato da: Chef Giuseppe Manolo Bontempo

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DICEVA NINO: “ANCHE I TEGAMI HANNO UN ANIMA”

Vi racconto la storia di Nino un vecchio cuoco che lavorava nel suo piccolo ristorante in un paese dell’entroterra siciliano. Nino amava il suo lavoro, viveva per il suo lavoro, anche se gli aveva portato via  momenti di vita importanti, ma lui sapeva bene che questo era il conto da pagare. Un vero cuoco questo lo sa.

Nino fu il primo cuoco che mi fece capire che i tegami, le pentole e le padelle che si utilizzano in cucina hanno un’anima. Mi diceva sempre: “le pentole, i tegami e le padelle hanno un anima! Trattale bene e sarai ricompensato”. Pensavo fosse una battuta delle sue o che lo stare in cucina per tanto tempo con il caldo estivo siciliano gli avesse fatto perdere qualche colpo e invece dopo più di vent’anni mi ritrovo a dargli ragione.

Nino riusciva a cuocere tutto in pentola e utilizzava pochissimo il forno. Era talmente naturale per Nino maneggiare padelle e  tegami che anche se non doveva cucinare ne metteva sempre qualcuno sui fornelli, li accarezzava, li controllava e sembrava quasi che parlasse con loro. Quando, vittima di un brutto incidente, dovette allontanarsi dal suo ristorante per quasi un anno, i figli ne assunsero la gestione e cercarono di mandare avanti l’attività anche con l’aiuto di una brava cuoca del posto. Presi dall’entusiasmo e dalla voglia di dimostrare al padre che potevano farcela, decisero di apportare alcune modifiche al locale. All’insaputa del padre, fecero piazza pulita di quelle vecchie pentole e di quei tegami tutti ammaccati rimpiazzandoli con altri nuovi di pacca. Quando Nino rientrò al lavoro, non credette ai suoi occhi: suoi tegami non c’erano più. Andò su tutte le furie, riunì i figli chiedendo loro spiegazioni: “dove sono finiti i miei tegami?” disse ad alta voce gesticolando animosamente. “Papà”, rispose il più piccolo dei figli, “li abbiamo sostituiti con altri tegami nuovi e più resistenti. Non sei contento?”. “Quindi?” rispose Nino ansimando “che fine hanno fatto i miei tegami?”. “Li abbiamo buttati, papà” rispose il figlio maggiore mentre guardava stupito il padre. “Non ci posso credere, avete commesso un atto ignobile, i tegami hanno un’anima! Non si possono buttare, come cucinerò adesso i miei piatti?”. Da allora Nino non fu più lo stesso: nella sua cucina mancava qualcosa, nei suoi piatti mancava l’anima.

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